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L'equivoco Massimalista e l'"Unità" Socialista

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ID

1_GIUS_19240525_1_0

Autore

g.m.

Titolo

L'equivoco Massimalista e l'"Unità" Socialista

Data di pubblicazione

25 maggio 1924

Pubblicazione

La Giustizia. Organo dei socialisti di Reggio Emilia

Pagine

1

Fonte

Biblioteca Panizzi - Reggio Emilia

Testo

Sono stato sempre favorevole all’ unità, perché al disotto delle frasi e delle formule ho sempre visto una identità sostanziale tra tutti i socialisti, e un’antitesi netta soltanto col comunismo. Ho creduto anche che l’unità sarebbe stata facilmente raggiungibile dopo la fine dell’equivoco terzinternazionalista che andò finalmente a ricongiungersi coi comunisti, e utilmente attuata dopo le ultime elezioni politiche.
Tanto più obbiettivamente perciò, sento di potere indicare i danni e le meschinità dell’equivoco massimalista, dopo che il piccolo gruppetto dei suoi dirigenti ha opposto all’unitario Baratono il suo preciso rifiuto. Dico il piccolo gruppetto, perché mai gli aderenti al Partito Socialista Italiano hanno direttamente ed espressamente votata né ratificata la espulsione del 1922, né confermata l’attuale scissione.
L’ unità è dunque rifiutata — risponde a Matteotti l’Avanti! del 16 maggio corr. — «per la impossibilità di convivenza di elementi che hanno opposte concezioni e che debbono battere strade diverse».
Sta bene. Ma il lavoratore che legge l’Avanti!, non ha che da spingere l’occhio dieci centimetri più in alto; e trova sullo stesso giornale, addirittura la formale proposta della Direzione massimalista di un « avvicinamento fra Mosca e Londra, per una comune intesa, e per opporre uniti una valida resistenza ecc., ecc. ».
Io mi domando se ho letto bene: o se i cugini massimalisti stanno esaurendo il limite della decenza polemica.
Come? Tra unitari e massimalisti non vi è possibilità di unione perché le strade e le concezioni sono secondo loro, opposte: e propongono nientemeno che l’unione tra Mosca e Londra, cioè tra l’Internazionale Socialista e quella comunista, delle quali sì, veramente, e a riconoscimento di tutti i metodi sono opposti e incompatibili?!
La trovata di Velia e della Direzione massimalista è veramente fantastica; un salto simile non l’ho visto nemmeno alla fiera del mio villaggio.
Ma si spiega. Quando un Partito non si fonda più sulla chiarezza di un principio e di un metodo perde ogni logica e coerenza, e ricorre al cerotto.
La Direzione del Partito-socialista massimalista non sa come rispondere all’ obiezione che le viene dalle due parti opposte. Siete socialisti? Siete internazionalisti? Si; ma allora qual è la vostra internazionale? Quali sono i partiti socialisti esteri coi quali procedete d’accordo? Sono a Londra? sono a Mosca?
L’ Avanti! non risponde, e procede a tentoni. Plaude ai laburisti inglesi un giorno, ma poi si riserva. Esalta il trionfo socialista francese; ma poi si accorge che vi è in Francia l’unione delle sinistre. Trova che la Russia è il modello del perfetto socialismo; ma poi espelle i terzinternazionalisti e rifiuta i consigli di Mosca.
Che fare, dio mio, che cosa rispondere ai compagni, ai lavoratori, che domandano? Ed ecco la trovata di Caltagirone: per ordine del massimalismo italiano, Mosca e Londra si uniscono, così che la Direzione del massimalismo trovi finalmente il suo posto in una confusione di idee nella quale essa si possa finalmente ritenere rappresentata.
E se Mosca e Londra non obbediranno, il massimalismo italiano resterà solo a rivendicare... la massa e a rappresentare.... l’Interazionale socialista!
Frattanto però, a quell’ unitario che domandasse almeno l’unione di tutti i socialisti italiani, il massimalismo risponde per le rime: ma che unione! tra noi e voi le strade sono opposte, le concezioni sono antitetiche!
Ah sì! Tra l’avere una concezione e il non averne, vi è veramente un’antitesi. Tra il battere una strada e il segnare il passo, vi è veramente un’antitesi. Tra l’avere un metodo, e il professare or questo or quello senza sapere mai praticarne uno, vi è veramente un’antitesi.
Ma è l’antitesi tra la chiarezza e l’equivoco.
Or sarebbe veramente tempo che l’equivoco cessasse! Viviamo in tempi di oppressione politica gravissima; il proletariato italiano ha perduto ogni forza e influenza politica. Da più di tre anni è battuto e calpestato. Occorre che esso si rifaccia la via tra le spine; che con sudore e con sangue riprenda il suo posto nel mondo.
Bisogna avere dunque idee chiare sulla via da percorrere, e resistenza per passare. Gli equivoci non sono permessi. Non basta più ripetere «io sugnu intransigente». Bisogna fare; o di qua o di là! o col socialismo o col comunismo. La persistenza del massimalismo equivoco danneggia ogni giorno più. Potranno arrivare momenti storici importanti; e in quei momenti bisogna essere pronti, e prendere la via.
Col massimalismo equivoco invece nulla si conclude. Esso si balocca con le abilità del caffè di provincia: attende che gli unitari vadano al Governo, per ridare ad esso la libertà! oppure attende che i comunisti si armino e disarmino i fascisti, per uscire all’azione! e frattanto con la marca del giornale e l’ingenuità della massa, costituisce un permanente ricatto o impedimento agli uni e agli altri.
È tempo che questo finisca. L'equivoco può profittare a trenta individui, ma danneggia milioni di lavoratori.
I quali lavoratori non possono più esimersi dal pensare e dal decidere. La libertà e il socialismo non piovono dall’ alto. Bisogna conquistarseli, marciando uniti contro l’avversario e spezzando l’equivoco che impedisce la marcia.