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Un altro discorso ai sudditi

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ID

2_GIUS_19240402_1_0

Autore

Giacomo Matteotti

Titolo

Un altro discorso ai sudditi

Data di pubblicazione

2 aprile 1924

Pubblicazione

La Giustizia. Quotidiano del Partito Socialista Unitario Italiano

Pagine

1

Fonte

Biblioteca Nazionale Braidense - Milano

Testo

Il discorso De Stefani non ha portato niente di sostanzialmente nuovo né sulla situazione attuale né su quella avvenire.
Come ho già detto, la situazione finanziaria attuale si può considerare buona; ma per due elementi obbietti-mente estranei all’opera governativa.
1) La cessazione delle spese straordinarie di guerra e approvvigionamenti... Quelle spese ingrossavano i passati disavanzi di oltre 12 miliardi all’anno; e quindi i confronti tra il 1921-22 e gli anni seguenti, dovrebbero essere fatti sulla base dei rimanenti 3 miliardi di disavanzo, e non sugli altri che appartenevano al passato.
La cessazione di quelle spese straordinarie e oltrepassate fu compiuta sotto i Ministeri passati. Nessuno di noi poteva però precisarlo, perché i documenti inerenti vennero pubblicati un anno più tardi. Di qui il dissenso costante tra i Ministri del dopo-guerra, che manifestarono un certo ottimismo, per semplice impressione, senza documentarlo; e la Commissione Finanziaria che, in mancanza di documenti, aveva tutte le ragioni di essere pessimista.
Il fatto è che, senza quelle spese, anche nel confusionario 1921-22, il disavanzo fu di 3 miliardi, cioè poco più di quanti nel primo anno fascista.
2) L'incremento delle entrate, in confronto delle previsioni. Altri due miliardi di miglioramento nel disavanzo, vengono dai risultati delle entrate. E anche codesti non dipendono affatto da opera fascista. Un miliardo di maggiori entrate, che noi non conoscevamo nel 1922, così come non lo conosceva l’on. De Stefani, che era con noi membro della Commissione di Finanza, si rivelò nelle entrate doganali: con la tariffa del 1921 il dazio era fissato in oro, e mentre per il cambio dell’oro si prevedevano 250 milioni, in realtà se ne incassarono 1200; e di essi beneficiano i resoconti del Governo fascista, mentre si tratta di un fatto di Governi precedenti. Anche quest’anno il Governo fascista aveva previsto 500 milioni; ma, anche per i cambi elevati, si sono già incassati 680 milioni in soli sette mesi.
Ugualmente la R. M. ha reso un miliardo più delle previsioni. L’onorevole De Stefani se ne fa un merito ranche per il 1923, avvertendo che «senza tenere conto delle nuove categorie, i percettori di redditi mobiliari imponibili passarono da 47 mila nel 1922, a 107 mila nel 1923». Ora tutti sanno che i ruoli di un anno sono preparati in generale alla fine dell’anno antecedente. Essi sono il risultato di un lavoro lungo di revisione già iniziato fin dal 1921 e continuato nel 1922 dall’Amministrazione finanziaria, in correlazione anche con la stabilizzazione dei valori. Al Governo fascista non rimane che il merito di avere proseguito su quella via.
Qual è l’opera fascista?
Quindi, se il discorso De Stefani voleva essere un discorso esatto, e non di pura propaganda elettorale, doveva distinguere quali erano le conseguenze dell’opera propria dall’antecedente.
Tutti i fatti più importanti (diminuzione del disavanzo — stabilizzazione dei cambi — miglioramenti di corsi — arresto del debito pubblico) erano già potenzialmente in atto.
L'attuale Governo ha certamente il vanto di avere tassato i salari, di avere tassati gli agricoltori diretti, di avere abolito la tassa di eredità, di avere riformato la tassa sugli scambi, di avere naturalmente proceduto nella semplificazione delle improvvisazioni di guerra inadatte a un tempo normale — ma non più di ciò.
Le economie sfumano
Quanto alle spese, noi aspettiamo ancora una dimostrazione di quanto le abbia diminuite il Governo fascista. Da un anno e mezzo non si fa che parlare di economie; ma la massima parte sono pura fantasia.
Io ho pubblicata una tabella dalla quale risultava che il complesso delle spese per i Ministeri degli Esteri, Istruzione, Giustizia, Colonie, Esercito, Marina, Industria, Lavoro, Agricoltura, Lavori Pubblici, Poste (eccettuate quindi la amministrazione finanziaria e le spese di guerra, o altre eccezionali transitorie) è stato di poco più che 6 miliardi e mezzo nel Consuntivo 1920-21, ed è di 6 miliardi e duecento milioni nel preventivo 1923-24 — con una economia quindi di poco più di 300 milioni.
Ma se si tiene conto che poi, nello stesso 1923-24, sono stati pubblicati decreti che aumentano tutti gli stanziamenti per parecchie centinaia di milioni, specialmente in quei lavori pubblici dove prima, incoerentemente, si era fatta la più forte riduzione fascista; e si proiettano spese più o meno elettorali, fino al 1934 — io mi domando dove sono andate a finire le economie!
Dati sicuri per ora non si hanno. Il Ministro, non ne dà che qualcuno nel suo discorso.
Egli ci racconta, per esempio, che i posti di organico del personale civile e militare sono diminuiti di 25 mila. Ma anche gli uscieri sanno che quei posti erano già prima in gran parte vacanti.
Egli racconta che nelle Ferrovie si è diminuito di più che altrettanto il numero degli agenti. Ma si guarda bene dal raccontarci che il numero degli impiegati stabili è invece aumentato; e che, mentre si cacciavano i sovversivi, si stabilizzavano 16 mila altri al loro posto.
Egli racconta, in fine, che la spesa per gli impiegati, su 4859 milioni, è stata diminuita di... 297 milioni!
Quale l’opera futura?
Quale sia poi l’opera futura, il programma futuro del Governo, non risulta dal discorso De Stefani.
Programmi niente; fatti. I programmi legano, costringono a essere coerenti e fermi, ad avere una visione del futuro, ad esporla al pubblico controllo, ad attuarla.
Sono dunque un impaccio. Tanto in politica, come in finanza.
Quindi in finanza, potremo con De Stefani del 1921 protestare contro la «proprietà quiritaria», e nel 1923 ristabilirla; oppure restringere i lavori pubblici nel 1923 e poi allargarli nel 1924; o con Mussolini predicare la confisca del capitale nel 1920, e nel 1924 limitarsi al 2 per mille... per le spese elettorali.
E domani?