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Circolazione cartacea e Governo fascista
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ID
2_GIUS_19231116_1_0
Autore
Giacomo Matteotti
Titolo
Circolazione cartacea e Governo fascista
Data di pubblicazione
16 novembre 1923
Pubblicazione
La Giustizia. Quotidiano del Partito Socialista Unitario Italiano
Pagine
1
Fonte
Biblioteca Nazionale Braidense - Milano
Testo
I lettori di «Giustizia» ricordano certamente l’Italie de Mussolini il numero unico organizzato in Francia per celebrare l’apologia dell’anno fascista, a probabili spese del bilancio italiano.
Esso si è già reso celebre per quel piccolo «errore di stampa» col quale aveva scambiato il deficit di un anno passato con quello da venire.
Ma in quelle tre o quattro colonne nelle quali esso riassumeva l’apologia finanziaria del fascismo, c’è ancora una piccola miniera di inesattezze, le quali avranno dato alla facile ironia francese argomento di sorriso intorno alla serietà statistica degli ufficiosi italiani.
A pag. 1276 si vuole per esempio dimostrare che il Governo fascista ha ridotto la circolazione fiduciaria da diciotto a sedici miliardi; l’ha ridotta cioè, aggiunge anche un altro apologista nei «Quaderni» pubblicati dalla Casa editrice del partito nazionale fascista «di oltre 2 miliardi, ossia di 300 milioni al mese, mentre i Governi precedenti impiegarono quasi due anni per ottenere una contrazione di un miliardo e mezzo».
Ci permettiamo di rettificare con i dati ufficiali.
La circolazione fiduciaria italiana raggiunse il suo massimo nel dicembre 1920 con 19 miliardi e 732 milioni. In un anno, cioè fino al novembre 1921, essa fu ridotta a poco più di un miliardo e 88 milioni.
Poi venne, a fine dicembre 1921, il crack della Sconto, con la immediata conseguenza di un nuovo rialzo a 19 miliardi e 209 milioni.
Dopo questa data ricomincia il progressivo riassorbimento della circolazione; e noi mettiamo qui di fronte; mese per mese, quella che è stata, senza miracoli e senza esaltazioni, in mezzo alle difficoltà politiche e con alle spalle la minaccia della guerra civile fascista, nell’ultimo anno dell’Era vecchia; e quella che è stata nel primo anno dell’Era nuova La tabella dunque ci dice che nei primi mesi del 1922, fu riassorbito più di un miliardo e mezzo di circolazione. Nei mesi seguenti ne furono rimesse fuori alcune centinaia di milioni, in corrispondenza col minorato gettito dei Buoni del Tesoro.
Nel 1923, cioè nei mesi di Governo fascista, la media differenza con i corrispondenti mesi del 1922, è inferiore al miliardo; negli ultimi mesi a noi noti, di giugno, luglio, agosto è addirittura inferiore al mezzo miliardo.
La quale cosa denota che permane quella leggera tendenza alla diminuzione, che si è manifestata dal 1920 in poi e che può essere apprezzata come un indice di progressivo miglioramento, contribuente alla stabilizzazione della valuta italiana. Ma smentisce i miliardi del miracolismo fascista. I quali miliardi sono stati messi insieme con questi mezzucci: prendendo per confronto il mese peggiore del 1922 e quello migliore del 1923, e poi omettendo — involontariamente s’intende! — i 261 milioni di biglietti da 25 lire, che prima si intitolavano alle Banche e ora si intitolano allo Stato, ma che non per questo sono scomparsi!
Che diranno in Francia intorno ai metodi delle ufficiose statistiche del nostro paese?
Dalla osservazione del passato, più ci preme però arrivare ai metodi e alla visione dell’avvenire.
Il fascismo proclamava — pare — la necessità di rendere la economia privata indipendente dallo Stato. Orbene mai come in questo momento l’intervento politico è divenuto costante e pericoloso.
Se la circolazione per conto dello Stato è fortemente diminuita in seguito alla cessazione delle spese eccezionali conseguenti alla guerra, la circolazione per conto del commercio continua ad eccedere e a dipendere dal meno chiaro politicantismo.
Lo Stato, o per meglio dire, singoli uomini di Governo, possono intervenire a salvare o non questa o quella Banca, non secondo criteri di economia, ma di politica.
Si è costituito un Consorzio valori che prima aveva limitata facoltà di attinger fondi alla Banca d’Italia. Oggi, per decreto dei Governo fascista, questa facoltà è divenuta illimitata fino a sorpassare il miliardo; e i cittadini non hanno modo di controllare come tale facoltà è a vantaggio di chi venga esercitata.
Sono i privati — si dice — che devono assumere industrie, non lo Stato. Ma intanto è lo Stato che anticipa un giorno 55 milioni alle industrie triestine, un altro giorno 8 milioni a una industria fiumana, o una settantina a un gruppo ex Ansaldo o un centinaio a uno lombardo, o 100 milioni alla Società Italiana per le Mediterranee, ecc.
Con quali mezzi, con quali compensi, per quali motivi, dietro quali intermediari?
Nessuna sa... e quando nessuno sa tutti mormorano.
Il fatto è che mai come in questo momento lo Stato è intervenuto nell'economia privata, e gli scopi politici prevalgono su quelli dell’utilità economica, senza alcun controllo.
Mentre si discute per settimane intorno ai limiti di un bilancio di trecento milioni, in Italia il potere esecutivo dispone a suo talento di parecchi miliardi di carta moneta, dai quali pur dipende la fortuna della nazione!
Esso si è già reso celebre per quel piccolo «errore di stampa» col quale aveva scambiato il deficit di un anno passato con quello da venire.
Ma in quelle tre o quattro colonne nelle quali esso riassumeva l’apologia finanziaria del fascismo, c’è ancora una piccola miniera di inesattezze, le quali avranno dato alla facile ironia francese argomento di sorriso intorno alla serietà statistica degli ufficiosi italiani.
A pag. 1276 si vuole per esempio dimostrare che il Governo fascista ha ridotto la circolazione fiduciaria da diciotto a sedici miliardi; l’ha ridotta cioè, aggiunge anche un altro apologista nei «Quaderni» pubblicati dalla Casa editrice del partito nazionale fascista «di oltre 2 miliardi, ossia di 300 milioni al mese, mentre i Governi precedenti impiegarono quasi due anni per ottenere una contrazione di un miliardo e mezzo».
Ci permettiamo di rettificare con i dati ufficiali.
La circolazione fiduciaria italiana raggiunse il suo massimo nel dicembre 1920 con 19 miliardi e 732 milioni. In un anno, cioè fino al novembre 1921, essa fu ridotta a poco più di un miliardo e 88 milioni.
Poi venne, a fine dicembre 1921, il crack della Sconto, con la immediata conseguenza di un nuovo rialzo a 19 miliardi e 209 milioni.
Dopo questa data ricomincia il progressivo riassorbimento della circolazione; e noi mettiamo qui di fronte; mese per mese, quella che è stata, senza miracoli e senza esaltazioni, in mezzo alle difficoltà politiche e con alle spalle la minaccia della guerra civile fascista, nell’ultimo anno dell’Era vecchia; e quella che è stata nel primo anno dell’Era nuova La tabella dunque ci dice che nei primi mesi del 1922, fu riassorbito più di un miliardo e mezzo di circolazione. Nei mesi seguenti ne furono rimesse fuori alcune centinaia di milioni, in corrispondenza col minorato gettito dei Buoni del Tesoro.
Nel 1923, cioè nei mesi di Governo fascista, la media differenza con i corrispondenti mesi del 1922, è inferiore al miliardo; negli ultimi mesi a noi noti, di giugno, luglio, agosto è addirittura inferiore al mezzo miliardo.
La quale cosa denota che permane quella leggera tendenza alla diminuzione, che si è manifestata dal 1920 in poi e che può essere apprezzata come un indice di progressivo miglioramento, contribuente alla stabilizzazione della valuta italiana. Ma smentisce i miliardi del miracolismo fascista. I quali miliardi sono stati messi insieme con questi mezzucci: prendendo per confronto il mese peggiore del 1922 e quello migliore del 1923, e poi omettendo — involontariamente s’intende! — i 261 milioni di biglietti da 25 lire, che prima si intitolavano alle Banche e ora si intitolano allo Stato, ma che non per questo sono scomparsi!
Che diranno in Francia intorno ai metodi delle ufficiose statistiche del nostro paese?
Dalla osservazione del passato, più ci preme però arrivare ai metodi e alla visione dell’avvenire.
Il fascismo proclamava — pare — la necessità di rendere la economia privata indipendente dallo Stato. Orbene mai come in questo momento l’intervento politico è divenuto costante e pericoloso.
Se la circolazione per conto dello Stato è fortemente diminuita in seguito alla cessazione delle spese eccezionali conseguenti alla guerra, la circolazione per conto del commercio continua ad eccedere e a dipendere dal meno chiaro politicantismo.
Lo Stato, o per meglio dire, singoli uomini di Governo, possono intervenire a salvare o non questa o quella Banca, non secondo criteri di economia, ma di politica.
Si è costituito un Consorzio valori che prima aveva limitata facoltà di attinger fondi alla Banca d’Italia. Oggi, per decreto dei Governo fascista, questa facoltà è divenuta illimitata fino a sorpassare il miliardo; e i cittadini non hanno modo di controllare come tale facoltà è a vantaggio di chi venga esercitata.
Sono i privati — si dice — che devono assumere industrie, non lo Stato. Ma intanto è lo Stato che anticipa un giorno 55 milioni alle industrie triestine, un altro giorno 8 milioni a una industria fiumana, o una settantina a un gruppo ex Ansaldo o un centinaio a uno lombardo, o 100 milioni alla Società Italiana per le Mediterranee, ecc.
Con quali mezzi, con quali compensi, per quali motivi, dietro quali intermediari?
Nessuna sa... e quando nessuno sa tutti mormorano.
Il fatto è che mai come in questo momento lo Stato è intervenuto nell'economia privata, e gli scopi politici prevalgono su quelli dell’utilità economica, senza alcun controllo.
Mentre si discute per settimane intorno ai limiti di un bilancio di trecento milioni, in Italia il potere esecutivo dispone a suo talento di parecchi miliardi di carta moneta, dai quali pur dipende la fortuna della nazione!