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lettera di Titta Matteotti Velia a Matteotti Giacomo, Milano; 13 marzo 1914 (nella lettera indicato "13/III/914")
Documento: FMV_I_VT_0304.pdf
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Abstract
lettera di Titta Matteotti Velia a Matteotti Giacomo, Milano; 13 marzo 1914 (nella lettera indicato "13/III/914")
Nome file
FMV_I_VT_0304
Tipo file
pdf
Archivio
I.VT.03
Fascicolo
3
Mittente
Velia Titta Matteotti
Destinatario
Giacomo Matteotti
Luogo di partenza
Milano
Data
13 marzo 1914
Lingua
Italiano
Consistenza
4 pp.
Testo
Sì, sì che ti amo; lasciami queste mani giunte; che voglio raccoglierle nel mio respiro, baciarle lungamente, fin ne l’estreme gocce di sangue che le sbiancano di brividi, empirle d’un sorso continuo, che ti risplenda in ogni organo, in ogni pensiero.
Sì, sei il mio bambino tenero come il viticchio, ora, di questa stagione che se il vento lo bacia s’agita e mette un fiore; e io non ti posso lasciare da nessuna parte, in nessun momento, perché la tua voce mi chiama, mi diffonde; la tenerezza della tua persona si fa struggente in me, mi si avvince con una sua follia di vita felice; io vi singhiozzerei di passione, se non avessi timore ancora di destare quel tuo riposo, nelle mie stesse braccia, così infantile, così pieno di bianchezze profonde e fluenti, come ti avessi tolto e cullato, da non so quale grembo possente di preghiera.
Pregavo nel tenerti così; ti baciavo l’anima nel respiro, tanto avevi la gola nitida e senza sussulti; t’avrei scoperto fino al cuore, per sentirmelo battere in mano, ed essere presa tutta da quel suo ritmo così fervido, perché tu senti la gioia de la vita; ed io vorrei serbare quella che più ti disseta, nell’ala viva che mi fai agitare addosso, che mi afferri con le tue mani, che mi allarghi col tuo respiro; e non si rompe mai anche se tutta la tua persone vi si rifugia e vi cerca un abbandono; si allarga sempre: no, pace è meglio che non ti dica più.
Non fare notte a studiare, ascoltami come mi prometti. Bologna deve essere tanto bella, di mattina, e poi i pensieri sono più grandi, le energie più intere; e poi ti hai dei pensieri igienici fondati, e allora?
E anche per tenere la tua corrispondenza, non farlo tutto insieme in modo che ti sia di peso, tu mi ascolti, lo sento.
Sì, sei il mio bambino tenero come il viticchio, ora, di questa stagione che se il vento lo bacia s’agita e mette un fiore; e io non ti posso lasciare da nessuna parte, in nessun momento, perché la tua voce mi chiama, mi diffonde; la tenerezza della tua persona si fa struggente in me, mi si avvince con una sua follia di vita felice; io vi singhiozzerei di passione, se non avessi timore ancora di destare quel tuo riposo, nelle mie stesse braccia, così infantile, così pieno di bianchezze profonde e fluenti, come ti avessi tolto e cullato, da non so quale grembo possente di preghiera.
Pregavo nel tenerti così; ti baciavo l’anima nel respiro, tanto avevi la gola nitida e senza sussulti; t’avrei scoperto fino al cuore, per sentirmelo battere in mano, ed essere presa tutta da quel suo ritmo così fervido, perché tu senti la gioia de la vita; ed io vorrei serbare quella che più ti disseta, nell’ala viva che mi fai agitare addosso, che mi afferri con le tue mani, che mi allarghi col tuo respiro; e non si rompe mai anche se tutta la tua persone vi si rifugia e vi cerca un abbandono; si allarga sempre: no, pace è meglio che non ti dica più.
Non fare notte a studiare, ascoltami come mi prometti. Bologna deve essere tanto bella, di mattina, e poi i pensieri sono più grandi, le energie più intere; e poi ti hai dei pensieri igienici fondati, e allora?
E anche per tenere la tua corrispondenza, non farlo tutto insieme in modo che ti sia di peso, tu mi ascolti, lo sento.