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lettera di Titta Matteotti Velia a Matteotti Giacomo, Milano; 9 settembre 1912 (nella lettera indicato "9-IX 912")

Documento: FMV_I_VT_0101.pdf
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Trascrizione

1. Milano, 9.IX.912 Caro Dottore, ho avuto stamane la sua lettera tornando dal Duomo. Come sono sempre tristi le sue espressioni e quanta pena mi danno; mi fa tanto male sentire che lei possa credere che io sforzi l’anima mia verso un sentimento così profondo di amore come quello che è in me; e questo soltanto per accontentare lei; no, non mi riuscirebbe mai far questo per concessione; al solo pensiero ne sento ribellare tutta me stessa. Se le ho taciuto qualche impressione ricevuta dalla sua ultima lettera di Fratta, è perché ho capito che l’aveva scritta in un momento di tristezza e di ribellione verso il complesso delle circostanze, non perché l’anima sua fosse così. Ora che lei me ne parla le dico che quella lettera mi ha dato un vero dolore, ma di questo ho incolpato l’indole mia tanto debole; ho sempre avuto l’abitudine di esaminare prima me degli altri e ho finito per trovare in me la causa. Ma di questo dolore che mi ha voluta tutta sono stata poi sollevata perché in esso ho trovato la profondità intensa de l’amore mio per lei. La sua lettera non è stata cattiva perché non lo è lei; glielo dicevo sempre nelle nostre passeggiate di Boscolungo , glielo ripeto ora che siamo tanto lontani dopo un periodo di tempo che mi ha tanto invecchiata. E’ stata solamente impulsiva. Ho sempre trovato nell’anima sua qualcosa di sofferente e di sensibile che mi attraeva e che non può e non potrà mai esistere in una cattiva. Le ho voluto bene per questo. Il sentimento d’egoismo ragionato che mi ha espresso con tanta crudezza, crede di essere ragionato, ma non lo è; non è secondo la mia impressione che l’abitudine di una vita ancora un po’ inappagata delle proprie aspirazioni e trascorsa finora - forse potrò dire troppo - in una involontaria mancanza di scopo. Eccole tolto ogni timore e ogni pentimento. Parlandole di sacrificio non ho saputo forse spiegarmi bene o lei ha male interpretato la mia espressione, ma - non è poesia perché quella la scrivo per me sola - che per rivederlo in certi momenti in cui leggo le sue lettere, sacrificherei me attraverso tanti anni di vita, perché purtroppo questi sono i passaggi de l’anima più dolorosi. So tanto bene che quando si ama veramente la parola sacrificio è un’irrisione. Non si esaurisca in una vita intensa di studio; né ad assistere a sedute che esigano troppa energia; tutto può essere emozione, anche l’accordo della pena di morte, ma non si deve dare mai in questi casi più delle proprie forze. Non sia così triste, non pensi così come nelle mattine di Boscolungo, non ha mai fatto nulla da dovervi pensare tanto sopra; se potessi essere vicina al suo letto sento che arriverei a farlo riposare tranquillamente. Anche qui fa freddo e cominciano a venire via le foglie, ma non bisogna che me ne accorga; eppure resto così sola ora in ottobre che mia sorella<3) si sposa, e mia cognata va a Boston con suo marito. Io passerò qui l’autunno e l’inverno a Roma con lei. Mi dica se vuole che le mandi il rimedio per i capelli, e pensi che io non le ho ancora chiesto niente delle mie vincite a campanellino, ma le chiederò una cosa - non grave per lei - ma deve promettermi fin d’ora di non rifiutarmela se lo ricorda? Vogliamo fare una partita a campanellino? Stia allegro, lo era tanto quando l’ho conosciuto, o mi sembrava; lo desidero sempre tanto fehce; vorrei essere ancora sulla stradina dove ci fermammo il giorno di S. Marcello, per stringere ancora una volta il suo capo nelle mie mani. Velia Titta
Trascrizione del testo della lettera, affiancata alla scansione originale.

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Abstract

lettera di Titta Matteotti Velia a Matteotti Giacomo, Milano; 9 settembre 1912 (nella lettera indicato "9-IX 912")

Tipo file

pdf

Mittente

Velia Titta Matteotti

Data

1 gennaio 1912

Lingua

Italiano

sku

FMV_I_VT_0101

numberOfAxles

I.VT.01

ethicsPolicy

1

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Giacomo Matteotti

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Milano

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Vienna

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6 pp.